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Attualità

Netanyahu sta facendo quello che hanno sempre fatto i suoi predecessori, che a loro volta hanno fatto quello che facevano i colonialisti in Medio Oriente.

di Ilan Pappè

Con la piena consapevolezza da parte di Moshe Dayan, Ariel Sharon fu il primo ad adottare il metodo della punizione collettiva in risposta al nascere delle resistenze nella Striscia.

La sua politica includeva la demolizione di abitazioni, arresti di massa senza processo, lunghe ore di coprifuoco e violente irruzioni nella case e nelle baracche.

Nel 2008 è stata creata una pagina web ufficiale per commentare la vita e le conquiste di Sharon, un sito in cui, anziché tacere del suo ruolo a Gaza in quei giorni, lo si elogiava con orgoglio:

«Sharon partecipa personalmente a queste perquisizioni. Ordina ai soldati di eseguire un’ispezione fisica completa di tutti i maschi e a volte, per poter condurre una perquisizione, impone il coprifuoco nel campi profughi.

Il chiaro obiettivo della missione è trovare terroristi e ucciderli. I soldato hanno l’ordine di non cercare di catturare i terroristi vivi. Sharon comanda loro di essere duri con la popolazione locale, di eseguire perquisizioni nelle strade e, se necessario, persino di spogliare i sospetti; di sparare per uccidere qualsiasi arabo in possesso di una pistola; di sparare per uccidere qualsiasi arabo che non obbedisca a un ordine di Stop! e di ridurre il rischio della propria vita non esitando a fare fuoco massicciamente, sradicando gli alberi dei frutteti che rendono difficile la cattura dei terroristi, demolendo le case e cacciandone via i proprietari in altre abitazioni, così da approntare delle strade sicure.

Hida Abdel-Shafi, un alto capo palestinese, ha dichiarato: “Per garantire la sicurezza, Sharon aveva deciso di aprire delle strade nel campo di Al Shateya e a Rafah. Ciò portò alla rimozione di case, di abitazioni dei profughi, il che non era un’azione da intraprendere alla leggera, tuttavia né Dayan né il governo israeliano fecero obiezioni e così lui ha davvero distrutto le case di molti rifugiati”.

Eli Landau, alleato politico e e amico di Ariel Sharon, afferma: “Era un ufficiale molto alto in grado che, insieme alle truppe, andava di casa in casa, di bunker in bunker, di aranceto in aranceto, per dimostrare le sue intenzioni. Tre mesi dopo Gaza era tranquilla.

Il terrore era stato schiacciato con il pugno di ferro, con mano violenta. Aveva seminato la paura a a Gaza, ed era temuto”.(<www.ariel-sharon-life-story.com/08-Aiel-Sharon- Biography-1971-War-against-Terrorism.shtml>)».

I metodi e di dettagli della rappresaglia si fondavano sulle misure militari contro-insurrezionali adottate dai britannici contro i palestinesi durante la rivolta araba degli anni Trenta; a quanto pare, i nuovi governanti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza erano rimasti fortemente impressionati da questa metodologia spietata.

Sotto i britannici, questo modello di disumanità era rimasto in vigore per tre anni; per i palestinesi, invece, dura da oltre cinquant’anni. (Ilan Pappé, “La prigione più grande del mondo, storia dei territori occupati”, Fazi Editore, pagg.189-190.)

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Di Marco Ferri

Marco Ferri è copywriter, autore e saggista, si occupa di comunicazione commerciale, istituzionale e politica.

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